Oggi vi parliamo di una ricetta semplice che però caratterizza tutte le estati siciliane (e palermitane): si tratta dell’acqua e zammù, o per dirlo all’italiana, acqua e anice.

L’acqua e zammù è una delle bevande che potrebbero venirvi offerte alla fine di un pranzo o semplicemente dopo un caffè a casa di amici: è fresca e gustosa, ed è parte integrante delle usanze ospitali della sicilia.

Acqua e zammù: come nasce e dove

Ma se è acqua e anice, esattamente, perché si chiama “acqua e zammù”? Semplice, perché la parola zammù deriva da sambuco, che in siciliano divenne “zambuco”. Il nostro “anice” attuale infatti, viene dalle cucine arabe, dove si distillavano fiori di sambuco.

Il distillato veniva usato per varie ragioni, compresa l’igiene: si pensava infatti che avesse il potere di disinfettare l’acqua. Con il tempo si capì che aveva anche un sapore gradevole e poteva essere bevuto in tutta sicurezza.

Per arricchire il sapore del sambuco, però, arrivò un ingrediente chiave: l’anice. Nello specifico vennero usati anice stellato, anice verde e anice pepato. Tre tipi di spezie che erano arrivate in Sicilia grazie ai greci.

L’incontro fu molto fortunato: quello che ne derivò fu un distillato che sciolto nell’acqua aveva un grande potere rinfrescante e un odore straordinario.

Anice e acquavitari: l’acqua e zammù in giro per Palermo

La bevanda divenne talmente apprezzata che a un certo punto, i palermitani s’ingegnarono: cominciarono a usare questo distillato e farlo diventare una bevanda ambulante. Un vero e proprio… street drink!

Gli acquavitari giravano con uno specifico carretto che aveva degli elementi particolari: una parte in legno con i bicchieri di vetro e i piattini, un grosso recipiente per tenere l’acqua fresca e una bottiglia più o meno grande di distillato.

Di fatto bastano poche gocce per un bicchiere d’acqua, e gli affari andavano bene: lungo le vie più affollate di Palermo tutti volevano un po’ d’acqua e zammù.

Acqua e zammù oggi: l’anice Tutone

Di fatto a un certo punto gli acquavitari cominciarono ad essere stabili. In particolare, tra questi, spiccò la famiglia Tutone che porta avanti la sua ricetta dal 1813.

La famiglia Tutone si distaccò e affermò perché iniziò ad usare l’aneto, ovvero l’olio essenziale venduto in farmacia. Il risultato? L’Anice Unico che ancora oggi viene venduto ed è presente in praticamente tutte le case dei palermitani.