agnello-e-sugo

Come sapete il nostro cammino nel cibo palermitano comprende anche degli stop dedicati ai detti più famosi. Dopo cu mancia patati un muori mai ci dedichiamo a un altro detto essenziale: agneddu e sucu e finiu u vattiu.

Oggi cercheremo di rispondere ad alcune delle domande legate a questo detto, spiegandolo e provando persino a datarlo.

Agneddu e sucu e finiu u vattio: che significa?

Il detto agneddu e sucu e finiu u vattiu significa letteralmente “Agnello e sugo ed è finito il battesimo“. Non è un detto strettamente legato all’atto del mangiare, ma più che altro legato ad alcune tradizioni tipicamente siciliane (e del Sud Italia in generale).

Fondamentalmente in Sicilia ogni ricorrenza speciale (battesimi, matrimoni, nozze d’oro, d’argento e persino diciottesimi compleanni) è legata a grandi festeggiamenti.

In particolare i battesimi e i matrimoni richiedono (quasi senza possibilità di scampo) un banchetto pieno di cibo, di quelli che sfiancano proprio gli invitati.

Il proverbio è legato ai battesimi in particolare perché questo rito è strettamente legato al periodo pasquale, quando si consuma l’agnello cotto in ogni modo.

Essendo un secondo l’agnello viene consumato praticamente a fine pasto, dopo antipasti e primi. Conseguentemente il detto significa che dopo aver finito di consumare l’agnello non rimane più niente (di sostanzioso, dolci e ammazzacaffè facciamo finta che non contino) e tutti sono pronti per andare a casa.

Perché si usa?

Si usa per dire che qualcosa è finito. Non strettamente un pranzo o una cena: proprio una situazione o persino un capitolo della vita. Non è raro sentirlo dire quando una serata tra amici volge al termine o quando si va a prendere una birra e il locale dove ti trovi chiude.

Non è raro neanche sentirlo dire neanche quando un periodo particolarmente bello si è concluso: è l’equivalente del detto italiano “la festa è finita“, solo leggermente più… colorito.

Quando è nato?

Pare sia nato prima delle guerre mondiali in contesto rurale. Nell’ambiente povero, infatti, i banchetti non erano sfarzosissimi e in effetti l’agnello era la portata finale delle feste.

Da semplice detto popolare conquistò poi tutta la Sicilia, trasmettendosi di generazione in generazione.