Non è azzardato dire che in Sicilia la vita viene scandita dal cibo. Abbiamo piatti per ogni occasione e per ogni festa e, tra l’altro, abbiamo anche quei tipi di cibo che servono da “riempitivo”, da usare nei momenti di vuoto per stuzzicare: esempio lampante sono calìa e simenza.

Spiegare a un non siciliano come si “usano” calìa e simenza non è semplice, ma ci si può provare partendo dallo spiegare di cosa indicano queste due parole. La calìa sono ceci tostati e croccanti, che cominciarono a essere sgranocchiati tanto tempo fa, per via della loro estrema diffusione e per il loro prezzo molto basso.

La simenza sono, invece, semi di zucca tostati e salati, che vanno mangiati con una certa abilità: non va, infatti, ingerita la buccia gradevolmente sapida, ma il seme al suo interno, scartando il resto.

Anche la simenza iniziò a entrare nelle abitudini di “sgraniggio” (sgranocchiamento) siciliane grazie al fatto che se ne potevano acquistare grandissime quantità a prezzi molto modici. Il binomio fu presto indissolubile anche grazie al fatto che i sapori si abbinavano alla perfezione.

Essendo entrambi cibi piccoli, facilmente trasportabili e di sicuro non troppo pesanti (se ne dovrebbero mangiare quantità davvero grandi per saziarsi completamente), vennero usati come antipasto o come prolungamento di un pranzo o di una cena.

Fondamentalmente venivano acquistati (e tutt’ora vengono acquistati) in coppi riempiti da ambulanti e portati a casa di amici e parenti per mangiucchiare qualcosa durante altre attività, in particolare durante le feste: una sorta di cibo da attesa, che può riempire anche ore intere passate a chiacchierare, prima di uscire o di consumare un pasto principale.

Quest’usanza è ancora molto viva e il significato stesso si calìa e simenza si è anche ampliato: non è raro che recandosi dal siminzaru vengano uniti ai classici coppi anche altri tipi di frutta secca tostata e salata.

In più, calìa e simenza sono usciti dalle case per raggiungere i tavoli di anziani (e meno anziani) impegnati in lunghe partite a scopa o a briscola, hanno raggiunto i tavolini da aperitivo dove si possono accompagnare a bicchieri di vino rosso e altre specialità siciliane e sono diventati parte integrante delle festività natalizie, dove vengono mangiati durante le tombolate e le classiche giocate.

Per finire, a Palermo vengono mangiucchiati anche durante il Festino, ovvero la festa in onore della patrona della città, Santa Rosalia: lungo le strade non è raro vedere grandi e piccini attingere dai coppi e mangiare, in attesa che arrivi il carro con la Santa.