Abbiamo dedicato un articolo ad alcuni detti siciliani legati al cibo e prossimamente ci concentreremo su alcuni altri. Oggi però vogliamo aprire un capitolo a parte sul detto cu mancia patati un mori mai [chi mangia patate non muore mai].

Vi siete mai chiesti perché si dice così e da dove proviene questo detto? Oggi cerchiamo di spiegarvelo, attingendo al sapere popolare e raccontandovi qualcosa di divertente.

Cu mancia patati un mori mai: ecco perché

Sapevate che la patata è uno dei tuberi più antichi che abbiamo? Già gli Inca la usavano nelle loro ricette, gustandola in svariate circostanze. Si tratta di un alimento che ha grandi capacità di adattamento e che tende a germogliare facilmente.

Nonostante questo iniziò a essere coltivata in Sicilia solo molto tardi, intorno al 1910: questo è uno dei primi motivi a cui possiamo attribuire il detto. Infatti il fatto che non fosse a portata di mano e che arrivasse, dapprima, solo nelle tavole dei nobili come ingrediente d’importazione, la rendeva cibo per chi “stava bene”.

Da quando iniziò a essere coltivata con frequenza, invece, la patata divenne un alimento di bassa qualità. Se ne coltivavano tante, troppe, e si potevano dare anche in pasto agli animali.

Proprio il fatto che ce ne fossero tante, però, le resero un alimento imprescindibile in tre periodi: quello intercorrente tra il 1915 e il 1918, quello tra il 1940 e il 1943 e quello immediatamente successivo al 1943. Avete capito perché?

Sì, esatto: perché c’era la guerra. La patata era uno dei pochi alimenti che resisteva, che riusciva a essere coltivato in condizioni di povertà estrema. Poteva essere conservata e per mangiarla bastava bollirli.

Chi si trovava a poterla coltivare o aveva qualcuno che gliele passava non soffriva la fame e per questo viveva più a lungo degli altri: anche in questo caso, cu mancia patati un mori mai. Inoltre era un cibo d’elezione per chi fuggiva dalle città per rifugiarsi nelle campagne, dove poteva essere coltivata.

Questo è tutto. Infine, vi diciamo che i tempi delle guerre e del dopoguerra portarono un proliferare di ricette di patate: da quelle semplicemente vugghiute a quelle impastate col prezzemolo, passando per ricette un pizzico più elaborate che venivano consumate in contesti rurali.