Se avete amici o parenti che abitano fuori o se voi stessi avete fatto l’esperienza di vivere per un periodo lontani dalla provincia di Palermo, vi sarete accorti di una “stranezza”: gli anelletti sono una pasta quasi inesistente altrove, province siciliane comprese.

La tipica pasta bucata che scandisce i ritmi della vita festiva di ogni bravo palermitano è praticamente un’esclusiva: nelle altre province siciliane la pasta al forno tende a essere realizzata con tortiglioni, rigatoni, pennette, persino con conchiglioni e fusilli. Come mai?

Si tratta per lo più di una questione d’usanze. Gli anelletti nacquero con buone probabilità nel tardo medioevo, come risposta alla necessità di avere una pasta corta che si adattasse a ogni condimento, senza trattenerne troppo ma, allo stesso tempo, riuscendo ad impregnarsi al punto giusto dei sapori d’accompagnamento.

Proprio per questa tendenza, gli anelletti cominciarono ad essere adoperati molto spesso per i timballi durante il periodo delle dominazioni arabe, dove facevano da padrone durante i banchetti. Ma, come è successo per tante altre pietanze della tradizione, non passò molto tempo prima che diventassero un piatto comune e più “povero”.

A Palermo gli anelletti (e i timballi in generale) vennero scelti per cominciare a fare dei piatti d’asporto che potessero soddisfare i lavoratori: le prime versioni della pasta al forno si chiamavano pasticc’i sustanza [pasticcio di sostanza, ndr].

Un nome che rende perfettamente l’idea dell’obiettivo: una quantità di pasta non eccessiva, facilmente trasportabile, che fosse allo stesso tempo calorica e nutriente quanto basta per non lasciare nessuno insoddisfatto.

Con il tempo, la ricetta della pasta al forno si è affinata: al canonico ragù con piselli si sono uniti prosciutto, salumi di vario genere, mozzarella, pecorino, uovo sodo e, in alcuni casi, besciamella e dadini di pancetta.

Questo ha fatto sì che i tempi di preparazione si allungassero e che la pasta al forno diventasse a tutti gli effetti un cibo da festa, cucinato con pazienza e pronto per essere consumato non da un solo nucleo familiare ma dalla famiglia al completo, al punto da diventare una pietanza immancabile durante il periodo natalizio o durante le vacanze estive, in particolare a ridosso del Ferragosto.

A Palermo, comunque, resta anche il cibo preferito dai lavoratori: trovandosi nei pressi di fabbriche e cantieri non è raro vedere gli operai sostare e mangiare gli anelletti nelle tipiche vaschette d’alluminio.