La cubaita
la cubaita

Chiamatela cubaita, chiamatela cubbaita, chiamatela cubarda. Insomma, chiamatela come volete: sempre croccante è! Si tratta infatti di un dolce che crocca per via dello zucchero e degli ingredienti principali.

Ha inoltre una tradizione davvero antica e in tanti gli hanno dato l’appellativo di “torrone siciliano”, perché in effetti lo ricorda lontanamente e viene spesso consumata durante le feste.

Dalla lunga tradizione araba fino ai giorni nostri

Dolcezza e golosità sono le due caratteristiche principali di questo croccante. Per realizzarlo servono frutta secca o sesamo, miele e zucchero. Si dice che sia stato inventato dagli arabi, e il nome sembra supportare questa tesi.

Difatti la parola cubaita pare derivare dall’arabo qubbiat che significa “mandorlato”. Anticamente infatti erano proprio le mandorle le uniche protagoniste di questo croccante speciale, che oggi viene invece servito in tante varianti.

La prima variante è quella con il sesamo, che però è un caso a parte: in questo caso gli arabi lo chiamavano proprio giolgiolan (che vuol dire semi di sesamo), ed era una variante dei cuochi della Sicilia Orientale che oggi viene chiamata giuggiulena.

Lo si può trovare poi con i pistacchi e talvolta anche con le nocciole e con altri tipi di frutta secca, arachidi comprese.

La cubaita, praticamente un torrone… da strada

Uno dei motivi per cui la cubaita è apprezzata è il fatto che si vende per strada, dagli stessi venditori ambulanti che vendono calìa e simenza. In buona sostanza è quasi street food!

Associata a periodi particolari, la si può trovare spesso a ridosso delle festività natalizie, ma non solo. Si trova infatti durante quei momenti di aggregazione che sono le feste patronali, in tutta la Sicilia.

Durante queste giornate particolari i venditori ambulanti scaldano la piastra e realizzano la cubaita anche sul momento: il profumo emanato è davvero intenso e il sapore è ancora più buono.

Proprio per il suo legame con le feste patronali la cubaita si può facilmente trovare, a Palermo, nelle tante bancarelle che invadono il Foro Italico durante il festino di Santa Rosalia.

Mangiare la cubaita: un’impresa da saper affrontare

La cubaita è molto dura: quando morderla richiede un certo sforzo e anche masticarla non è facile. Come si fa, allora, a godersela? Semplice! O accettandola così per com’è (facendo attenzione ai denti) o seguendo l’invito di uno dei maestri della letteratura italiana (e siciliana).

Stiamo parlando di Andrea Camilleri, che nel suo “Elogio della cubaita dell’Antico Torronificio Nisseno”, dice: a fatica riesci coi denti a staccarne un pezzetto e non lo devi aggredire subito, lo devi lasciare ad ammorbidirsi un pochino tra lingua e palato, devi quasi persuaderlo con amorevolezza ad es­sere mangiato.