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Minne di Sant'Agata

Quello di cui vi parliamo oggi è un dolce legato alla tradizione catanese, diffuso in tutta la Sicilia per la sua bontà: si tratta delle cassatelle di Sant’Agata. Più comunemente (e appropriatamente) sono note come minne di Sant’Agata, e oggi vi spiegheremo perché.

Da bravi palermitani vi invitiamo ad assaggiare queste specialità tonde, morbide e piene di sapore. Nonostante l’atavica rivalità con la bella Catania, non possiamo esimerci dal dire che queste buonissime cassatelle sono un piatto che ogni siciliano dovrebbe provare almeno una volta nella vita.

Sant’Agata e il martirio: l’origine del nome

Partiamo dalle basi: il termine minne significa seni ed è anche per questo che la forma vi sembrerà quasi “hot”. Quello che non sapete è che alla base di questo dolce c’è una storia tutt’altro che sensuale: è infatti una storia di martirio e sofferenza.

Chiamate anche minni i virgini [seni di vergine, ndr], queste cassatelle sono state create per ricordare l’orribile tortura imposta a Sant’Agata, patrona di Catania.

Pare che la giovane Agata a soli quindici anni, fosse una fervente cristiana, al punto da divenire una delle vergini consacrate dal vescovo della città di Catania.

Di fatto il proconsole Quinziano arrivò a Catania per far rispettare l’editto dell’imperatore Decio, che imponeva a tutti i cristiani di abiurare la loro fede. Agata scappò verso Palermo insieme alla sua famiglia: il punto da cui entrò in città ha oggi il nome di Porta Sant’Agata.

La fuga però non servì a nulla: Quinziano trovò la giovane e tutta la sua famiglia, e per finire si invaghì di lei, che giovane e bella. Sapeva bene che era una vergine consacrata, ma le chiese comunque di rinunciare pubblicamente alla sua fede e di adorare gli dei pagani, tentando di concupirla.

Agata rifiutò e Quinziano, vedendosi doppiamente respinto, la condannò a morte per vilipendio alla religione. Alla fanciulla vennero fatte torture indicibili, tra cui lo strappo dei seni che però guarirono miracolosamente a seguito di una visione mistica.

Da allora i seni (le minne) sono il simbolo di Sant’Agata e il dolce ricorda tanto la tortura e devozione della giovane quando la miracolosa guarigione.

Le minne di Sant’Agata, dove e quando provarle

Se volete provare delle ottime minne di Sant’Agata il momento migliore è a febbraio: a Catania si celebra infatti la festa dedicata alla patrona, un evento che mescola devozione e folklore (proprio come il Festino di Santa Rosalia).

In quei giorni le dolci cassatelle sono ovunque e i pasticceri danno il meglio di sé. Assaggiatevele, non ve ne pentirete.