Petrafennula
Petrafennula

Vi ricordate della cubaita? Vi abbiamo raccontato la storia di questo croccante speciale amato da Andrea Camilleri e oggi passiamo a un dolce simile: la petrafennula.

Anche in questo caso la tradizione è molto antica, seppur più povera. La petrafennula è sorella e allo stesso tempo rivale della cubaita.

In tanti, infatti, ritengono che non ci sia paragone e che sia proprio questa pietanza a meritare l’appellativo di “torrone siciliano”. Voi che ne pensate?

Imitazione o spunto della cubaita? 

Sarà come sarà, ma su questo punto si è sempre dibattuto: la cubaita e la petrafennula hanno in comune dolcezza, golosità e durezza, ma difficilmente si può dire cosa nacque per primo.

Se infatti è vero che la cubaita ha delle origini arabe attestate dal nome (che viene dall’arabo qubbiat, ovvero significa “mandorlato”), è altrettanto vero che i cuochi arabi potrebbero aver preso spunto da quella che è palesemente una ricetta di origine popolare.

Mentre nella cubaita si trova solo frutta secca, nella petrafennula originale si trovano diversi ingredienti che difficilmente restano sempre uguali: in pratica è come se si caramellassero tutti quegli ingredienti dolci rimasti in cucina.

Anche l’aspetto della petrafennula originale lascia intendere un origine povera: quella vera è venduta non in barrette come la cubaita, ma in “grumi” all’interno dei quali si trova davvero di tutto.

La petrafennula, cibo povero e da strada

All’interno della petrafennula si trovano scorze di arancia, di limone, di cedro, confetti spezzettati, pezzetti di cioccolato croccante e mandorle. Spesso inoltre si aggiungono pistacchi e nocciole.

Viene venduta durante le festività natalizie e si consuma in particolare per l’Immacolata. La si trova nelle bancarelle che vendono anche  calìa e simenza. L’odore che accompagna la sua preparazione è intenso, rimane impresso e fa venire l’acquolina in bocca.

Questo perché i siminzari mettono in una pentola lo zucchero e il miele con un po’ d’acqua, dopodiché aggiungono bucce di cedro, di limone e arancia: un mix che sprigiona un profumo fantastico.

A questo aggiungete l’odore delle mandorle che nel frattempo vengono tostate insieme ai confetti e un pizzico di cannella: capirete bene che il solo avvicinarsi a chi prepara questo dolce mette davvero fame.

Mangiare la petrafennula è un’impresa, esattamente come succede per la cubaita. Per questo il consiglio è sempre di mordere con attenzione e scioglierla il più possibile in bocca. Superato lo scoglio della durezza scoprirete qualcosa a cui non potrete mai più rinunciare!