Oggi vogliamo parlarvi di un altro dolce tipico del periodo dei Morti: si tratta dei piparelli. Legati a doppio nodo con il 2 novembre, questi biscotti sono tipici della provincia messinese.

Diffusi in tutta la Sicilia, hanno anche un corrispettivo toscano, i cantuccini, da cui si distanziano per una serie di passaggi.

I piparelli: origini e storia

Questi gustosi biscotti sono un regalo della dominazione araba. Gli ingredienti, infatti, sembrano richiamare indiscutibilmente quelli che erano i piatti d’elezione dei cuochi arabi:le mandorle, il miele e la cannella. In più durante la cottura emanano un profumo molto particolare, che ricorda le atmosfere del Medio Oriente.

Anche la ricetta originale, lunga e complessa, sembra richiamare la maestria di quei cuochi chiamati in Sicilia per deliziare intere corti. Con il tempo la ricetta si arricchì di nuovi ingredienti: dalla frutta candita a nuove spezie, tra cui noce moscata e chiodi di garofano.

Di fatto, i piparelli hanno una tradizione secolare e a Palermo vengono consumati spesso durante l’inverno, a partire proprio dal giorno dei Morti.

I piparelli ieri e oggi

In passato i piparelli erano dolci da grandi occasioni. Questo perché in passato, tra preparazione e cottura, servivano ben due giorni prima che fossero pronti. Oggi rientrano tra i comuni prodotti da forno, ma la loro origine li rende comunque sinonimi di festa.

Per essere gustati al meglio occorre accompagnare questi biscotti con qualcosa di liquoroso. C’è chi usa lo zibibbo, chi il passito, chi il marsala e chi la malvasia. In tutta sincerità sono talmente buoni che vanno bene persino con il latte e con il tè caldo e non è raro, avendoceli in casa, mangiarli al mattino mentre si sorseggia un caffè.

Sono anche ben abbinabili con il gelato (specie quelli al cioccolato e alla vaniglia) e si possono gustare anche con un buon latte di mandorla.

Il nome e le peculiarità

I piparelli vengono chiamati anche pipareddi o piparelle e devono il proprio nome un po’ alla forma allungata e un po’ al fatto che, appena sfornati, fumano. Proprio questo fumare era un fenomeno che si accentuava moltissimo in passato, quando venivano cotti all’interno delle stufe a legna, a temperatura altissima.