Il pistacchio di Bronte
Il pistacchio di Bronte

Oro verde, ma per davvero: il pistacchio di Bronte è una di quelle delizie che pur nascendo in una determinata zona dell’Isola si è diffusa diventando un must di quasi tutte le cucine siciliane (e oltre).

Sono tante le ricette legate a questo particolare pistacchio, ma oggi vogliamo raccontarvi la sua storia e le sue origini, spiegandovi perché è così importante tutelarlo e raccontandovi cosa lo rende così unico.

Pistacchio di Bronte, origini e storia

Quella del Pistacchio di Bronte è una storia antichissima. Il termine pistacchio viene dal greco pistàkion e chiaramente è proprio dalla Grecia che arriva. A introdurlo in Sicilia, però, furono gli arabi che, tra le tante piante ed erbe, portarono proprio gli alberi da pistacchio.

Questo tipo di albero cominciò a crescere in maniera rigogliosa e i frutti cominciarono a essere consumati in più e più modi. Ci sono diverse varietà che hanno assunto una grande importanza, ma c’è da dire che quella di Bronte è forse la più famosa.

Questo speciale tipo di pistacchio si riconosce per la colorazione verde e intensa che ha fatto sì che gli venisse concesso il titolo di “oro verde”.

Bronte, inoltre, rappresenta a tutt’oggi la capitale del Pistacchio in Italia. In più, nel 2009 il pistacchio di Bronte ha ottenuto la Denominazione di Origine Protetta.

L’oro verde: sapore e usi

Il pistacchio di Bronte ha un sapore dolce, delicato e molto aromatico. Lo si riconosce per la forma allungata, per il colore verdissimo e, se volete acquistarlo, dalla denominazione DOP che accompagna tutte le confezioni originali.

Proprio questo sapore gli consente di prestarsi a ricette sia dolci che salate, riuscendo a integrarsi alla perfezione con diversi tipi di ingredienti.

Questo tipo di pistacchio è usato per fare dolci e gelati, per insaporire salumi ed è anche alla base del pesto di pistacchi, una delizia che mescolata con pasta corta e pancetta diventa ancora più eccezionale.

La raccolta del pistacchio di Bronte è biennale: si lascia dunque un anno di tregua all’albero, al fine di farlo rinforzare. Una raccolta intensiva e annuale rischierebbe infatti di stremare i pistacchieti e di ridurre (se non annullare) la produzione.