Oggi vogliamo parlarvi di un cibo che probabilmente non sentite nominare da tempo o che non avete mai sentito nominare: il sangeli. Il sangeli è un cibo siciliano che un tempo si consumava in particolare a ridosso delle feste e che viene fatto in maniera molto particolare.

Veniva cotto in speciali pentoloni ampi che consentivano di farlo stufare in maniera perfetta: i quarari, gli stessi pentoloni della quarume. Il risultato era straordinario. Ma adesso vi diciamo di più.

Sangeli, cos’è?

Quando si spiega cos’è il sangeli si tende a essere cruenti, ma di fatto non ci sono mezzi termini: si tratta di un budello ricavato dalle interiora del maiale riempito di sangue dello stesso animale.

Prima che rabbrividiate, sappiate che il sangue non è crudo, ma cotto due volte. La prima volta da solo e la seconda volta insieme al budello, all’interno delle quarare.

Quando viene fatto cuocere da solo, il sangue viene messo dentro una pentola e viene mescolato a tritato di mandorle, uva sultanina, sale, pepe e cannella. Viene poi fatto cuocere fino a quando non raggiunge una consistenza cremosa e viene poi infilato nel budello.

A quel punto l’intero prodotto viene ancora una volta stufato e poi servito, tagliato in piccole fette rotonde. Impressionante? Forse un po’, ma il sapore è davvero buonissimo.

L’origine del sangeli è antichissima: si consumava già nell’antica Grecia e si vendeva caldissimo nelle agorà. Con il tempo divenne un piatto contadino strettamente legato alla macellazione del maiale.

Nell’ottica del “non si butta via niente” infatti, i contadini sperimentarono molti modi per cuocere ogni parte, sangue compreso. Il sangeli ne è piena dimostrazione.

Sangeli oggi

Oggi il sangeli viene preparato per lo più a casa. I venditori ambulanti che lo cucinano e lo servono caldo sono rimasti davvero in pochi, e lo vendono prevalentemente nei mercati.

I pochi che lo vendono si riconoscono subito dai pentoloni fumanti. In linea di massima i pochi venditori rimasti si trovano per di più a Catania.

Questo chiaramente non significa che il sanguinaccio non si trovi in giro, ma che è proprio l’usanza della vendita per strada a essere ormai quasi persa.