babbaluci
Babbaluci

Se non avete mai sentito parlare di babbaluci non potete dire di sapere davvero cos’è la cucina palermitana. Queste lumache di terra sono una delle delizie più mangiate a ridosso del Festino di Santa Rosalia, e hanno una storia molto molto antica.

Se vi capita di recarvi nel capoluogo siciliano a metà luglio le troverete praticamente ovunque. Altrimenti, provate a chiedere a un fruttivendolo: state sicuri che vi accontenterà!

Perché le chiamiamo babbaluci?

L’origine del termine babbaluci è molto discusso. Di sicuro, comunque, è molto antico. Si pensa che possa venire dal greco βουβαλακιον [boubalakion, ndr] che significava sia lumaca che bue. I due animali erano accomunati dalle corna e l’uso comune avrebbe cambiato la parola trasformandola, appunto, in quella che conosciamo.

Altre fonti ritengono che derivi dall’arabo bab­būš, con cui si indicava la pantofola con la punta rivolta verso l’alto proprio come la testolina delle lumache. Anche questa origine ha un senso: potrebbe essere entrata nell’uso comune durante la dominazione araba e aver subito un cambiamento con il corso del tempo.

Ancora, si ritiene che il termine derivi dalla parola bava. Anche qui, il motivo c’è ed è azzeccato: la lumaca si distingue proprio per la sua bava viscosa e dalle proprietà benefiche. Per altro, questo spiegherebbe perché in alcune zone della Sicilia vengono chiamate vavaluci: vava significa proprio bava in siciliano.

Babbaluci sin dalla preistoria

L’abitudine di mangiare chiocciole di terra viene da tempi antichissimi. L’elicoltura, ovvero l’allevamento di lumache commestibili, era già in uso tra la fine del Pleistocene e l’Olocene: si parla di 10000/6000 anni fa.

I greci continuarono questo tipo di allevamento, cucinando le lumache bollite e condite in vari modi, per poi servirle nelle agorà. E ancora, i romani le consumavano e le usavano per diverse cure di bellezza, e gli arabi le inserirono tra le loro pietanze: ancora oggi vengono vendute nei suq, grandi mercati caratteristici.

In Sicilia iniziarono a far parte della medicina popolare: guaritori e guaritrici invitavano i loro pazienti a bollirle, a mangiarle, a farsele camminare addosso o a schiacciarle mischiandole con erbe per creare misture ad hoc. In questo modo si curavano stress, arrossamenti cutanei e mali d’ogni tipo e genere.

Ci sono delle lumache nel mio piatto

Anche se c’è qualcuno a cui fanno un po’ impressione, i babbaluci sono una vera prelibatezza. La loro carne è molto morbida, proteica e poco grassa, nonostante il condimento con cui vengono generalmente servite (aglio, abbondante olio e prezzemolo) sia piuttosto calorico.

Riuscire a mangiarle bene richiede una certa abilità: il palermitano doc sa che non può rinunciare a succhiarle e fari scrusciu [fare rumore, ndr] con il classico risucchio e che la capacità di riuscirci al meglio è fare un piccolo buco sul guscio, senza però sfracellarlo.

Troppo difficile? Non vi preoccupate: c’è comunque una certa indulgenza per chi le mangia usando gli stuzzicadenti per tirare fuori la lumaca!