La storia della Sicilia si ritrova pure nei suoi frutti: oggi vi vogliamo raccontare quella del  Bastarduna di Calatafimi, un ficodindia speciale coltivato nel territorio del comune di Calatafimi Segesta.

Questo frutto ha particolare rilevanza perché, tra le altre cose, è stato inserito nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani (P.A.T) del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (Mipaaf).

Bastarduna di Calatafimi: coltivazione

Il Bastarduna di Calatafimi è un ficodindia a frutto giallo che matura a cavallo al mese di novembre. Viene da una pianta molto rustica che necessita di poche cure e terreni molto fertili, grazie a due irrigazioni annue durante il periodo estivo.

Il nome “Bastarduna” viene proprio dalla capacità di adattarsi a condizioni difficili per altre piante: le cure sono pari a zero e tutto il “lavoro” viene lasciato ai terreni.

Come per alcuni tipi di fichi d’india è molto importante la fase della scozzolatura: per il bastarduna di Calatafimi si svolge nel periodo a cavallo del 13 giugno, quando vengono tagliati i vecchi fiori.

La pianta di fico emette dei nuovi fiori che portano ai frutti del mese di novembre, quando appunto il bastarduna giunge a maturazione, inquadrandosi come varietà tardiva. Nella storia se ne hanno notizie sin dal periodo precedente all’epopea Garibaldina.

Bastarduna di Calatafimi: caratteristiche

Il sapore del Bastarduna di Calatafimi è leggermente dolce, non eccessivo al palato: è un tratto che condivide con tutte le varietà sulfarine (dunque gialle).

Proprio per questa dolcezza impalpabile, che è un tratto distintivo, con questa varietà di fico d’india si fanno anche dei liquori molto leggeri e gradevoli. Sia il liquore che il frutto possono essere abbinati a gelati e biscotti come i mustazzoli.

Il frutto è pieno di semi e molto carnoso e ha un colore giallo/arancione. Generalmente ha una forma allungata, ma non è raro che cambi forma.