Ricordate il nostro primo articolo sui detti siciliani sul cibo? Bene, adesso ve ne proponiamo degli altri, perché il nostro viaggio nel mondo del food non finisce mai!

Dopo aver analizzato nel dettaglio il detto cu mancia patati un mori mai, oggi andiamo a scoprirne altri. La promessa è sempre quella di mostrarvene sempre di nuovi di volta in volta, con tutta la passione che ci contraddistingue.

Cinque detti siciliani sul cibo

Oggi analizzeremo dei detti popolari. Nella prossima “puntata”, invece, ci concentreremo sui detti legati al vino, che hanno segnato molto la nostra storia. Intanto, eccovi i cinque di oggi:

U cafè santiannu, u ciucculatu ripusannu
Questo detto ha due interpretazioni: la prima è quella che collega il caffè al mattino, quando si beve spesso santiannu (santiando, cioè imprecando persino contro i santi) perché si deve andare al lavoro, e la cioccolata ai momenti di riposo.

Il secondo invece si basa sul modo di bere/mangiare questi due alimenti: il caffè va bevuto caldissimo e dunque santiannu (vedi sopra), la cioccolata, specie se cucinata da poco, migliora aspettando e quindi è più buona quando è riposata.

A vucca è quant’a’n’aneddu ma si mancia turri, palazzi e casteddu

Questo detto è molto antico e si riferisce al fatto che quando si ha molta fame si mangia davvero tanto. Avete presente Totò in “Miseria e Nobiltà”?

Ecco, il senso di questo detto è esattamente questo: una bocca è grande quanto un anello, ma (se c’è tanta fame) può mangiare torri, palazzi e castelli!

Conzala comu vuoi ca sempri cucuzza è

Quando vi abbiamo parlato della pasta con i tenerumi vi abbiamo accennato al fatto che in tempi di necessità la zucchina si mangiava davvero in tutti i modi possibili e immaginabili e che i contadini ne cucinavano davvero ogni parte.

Di fatto, però, sempre zucchina restava: da qui viene questo detto che letteralmente significa “Cucinala come vuoi, ma sempre zucchina è!”.

Nun c’è megghiu sarsa di la fami

Vi abbiamo raccontato spesso il fatto che i Siciliani hanno sofferto molto la fame, specie in alcuni specifici periodi storici. Avere fame (o meglio avere davvero fame) significa essere nelle condizioni di mangiare qualsiasi cosa.

I nostri nonni/bisnonni mangiavano radici, tuberi, pane, tutto per com’era, senza bisogno di altre aggiunte, perché bastava la fame nera a rendere tutto molto buono. Da qui questo detto che significa letteralmente “Non c’è miglior condimento della fame”.

Un prumettiri ai santi i riuna né ai picciuttieddi i cudduruna

Chiudiamo con un detto della saggezza popolare che mette in guardia sul corretto comportamento da tenere nei confronti dei giuramenti sul cibo: il detto significa letteralmente “non promettere ai santi di digiunare né ai ragazzi di dar loro focacce”.

Si tratta di una “messa in guardia” molto motivata. Il digiuno spesso si spezza e si rischia di fare un torto al santo al quale lo si è promesso, mentre il cibo promesso ai ragazzi può essere un grosso impegno: in giovane età si mangia tanto e promettere di nutrire dei ragazzini può significare andare in rovina!