frascatula
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Lo sapevate che anche la Sicilia ha la sua polenta? No? Oggi ve lo raccontiamo noi parlandovi della frascatula ennese, una pietanza tutta da scoprire.

Si tratta di una farinata (chiamata anche piciocia o paniccia) semiliquida, che per altro ha una storia particolare dato che con il suo nome si intendono pietanze diverse. Scopriamo quali!

Frascatula ennese, la storia

Pare che il nome derivi dal termine francese flasque, che significa “morbido” o “molle”.  A Palermo il nome frascatula indicava una speciale focaccia morbida senza ripieno, mentre a Modica indicava una sorta di semolino, ma più liquido.

La sua storia, come quella di molte altre pietanze siciliane, è estremamente antica: pare che risalga all’antica Roma, quando il grano si macinava e si mangiava cotto con l’acqua. Era una ricetta diffusa sia tra i patrizi che tra i plebei.

Con il tempo divenne una ricetta tipicamente contadina e agricola, e non ci vuole molto a capire perché: la coltivazione del grano era affidata proprio a contadini e ad agricoltori, che tenevano un po’ di grano macinato anche per se stessi.

A questo grano macinato si aggiungeva anche la farina di legumi, che la rendeva meno liquida e più resistente e le dà, tutt’oggi, un sapore molto particolare e una consistenza leggermente compatta.

Proprio questi contadini iniziarono a creare questa polenta siciliana, aggiungendo di volta in volta ingredienti di stagione. La si può mangiare semplice o accompagnata da broccolo o spinaci.

Esiste anche una versione trapanese che la vede “nuotare” nel brodo di pesce, quasi come fosse un cous cous: in questa versione la frascatula viene incocciata e servita accompagnata da pezzi di carne/pesce.

Frascatula ennese ieri e oggi

La frascatula venne ebbe un ruolo importante nella “Guerra del Vespro”: ce lo racconta lo storico Michele Amari, dicendogli che mentre Messina veniva assediata dai francesi, alcune donne, giovani e anziane, cucinavano in grandi pentoloni, per poi portare il cibo ai soldati.

E cosa cucinavano in quei grossi pentoloni? Una polenta, che pare essere proprio la frascatula. In più, portavano anche acqua e vino.

Oggi è una ricetta diffusissima nell’entroterra siciliano, dove si svolgevano tutte le attività pastorali e contadini, e specialmente concentrata nelle province di Enna e Caltanissetta.