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Avete mai sentito parlare del mandarino tardivo di Ciaculli? Chiamato anche marzuddu, questo speciale frutto è una specialità palermitana che rientra negli alimenti divenuti presidio slow food in Sicilia.

Il mandarino di ciaculli è un frutto che è ed è sempre stato siciliano. Ha un sapore molto intenso e particolare, è un vanto del capoluogo siciliano.

Mandarino tardivo di Ciaculli e Conca D’Oro

Il mandarino tardivo di Ciaculli è uno degli ultimi rimasugli dell’antica Conca D’Oro. Anticamente, Palermo era il cuore della Conca: tutta le zone attorno alla città erano un giardino verde carico di agrumi, dove visitatori da ogni parte del mondo concludevano i loro Grand Tour.

La Conca D’Oro era talmente amata che poeti e scrittori (come Goethe) la raccontavano estasiati, raccontando dei suoi giardini che arrivavano fino 250 metri sul livello del mare. Purtroppo, andando avanti nel tempo, il giardino si è diradato.

Adesso ne esiste solo qualche sprazzo, e i mandarineti di Ciaculli sono proprio alcuni degli ultimi sprazzi di verdi che la ricordano. Ciaculli, è una delle borgate palermitane che ancora conservano un’atmosfera di campagna ed è infatti uno degli ultimi resti della Conca.

Si tratta di un frutto che matura a marzo, cosa che permette di gustarlo al massimo del suo sapore anche in primavera. Si contrappone al mandarino primitivu, ovvero precoce.

Mandarino tardivo di Ciaculli, caratteristiche

Inserito fra i presidii Arca del Gusto di Slow Food, il mandarino è tardino di Ciaculli è il frutto di una mutazione spontanea del mandarino avana, presente a Palermo da secoli.

Il fatto che sia una mutazione spontanea significa che non è realizzato da innesti o da operazioni di ingegneria genetica (come invece è accaduto al pomodoro Pachino).

Il mandarino tardivo ha un forte aroma, un elevato contenuto zuccherino, la buccia molto sottile, ha pochissimi semi e si distingue per la sua succosità. È ottimo da mangiare come frutto da tavola che come base per granite e spremute.

Questo tipo di mandarino è a tutti gli effetti il più prestigioso tra quelli siciliani e Palermitani e continua a essere coltivato con molto amore, nonostante ormai la produzione sia limitata a circa 200 ettari facenti capo a piccoli proprietari riuniti in un consorzio.