Pasta al nero di seppia
Pasta al nero di seppia

Arriva al tavolo, la guardi ed è già d’impatto: la pasta al nero di seppia è un primo molto amato in Sicilia per il suo sapore unico al mondo e per la sua lunga tradizione.

U nivuru ra siccia, ovvero il nero della seppia è infatti un ingrediente molto antico, che veniva persino utilizzato per colorare. Oggi cercheremo di scoprire qualcosa di più su questo piatto straordinario.

Pasta al nero di seppia: origini e tradizione

Come tantissimi altri piatti tipici, la pasta al nero di seppia è caratterizzata dalle sue origini povere. Nelle cucine dei pescatori si cercava un modo per usare tutto, proprio tutto della seppia.

Insieme alle mogli, i pescatori cominciarono a valutare l’uso di quello stesso inchiostro che la seppia usa per confondere i suoi nemici. Scoprirono infatti che è commestibile e che l’unico “problema” che comporta è il fatto di tingere di nero denti e bocca, ma solo transitoriamente.

Dopo tanto sperimentare si giunge alla versione prelibata che conosciamo. Pomodorini, prezzemolo e aglio si unirono all’inchiostro, diventando un condimento apprezzatissimo. In alcune parti della Sicilia si dice che chi mangia la pasta con la seppia non sorride: questo non perché non sia buona, ma perché ogni parte è tinta di nero.

Per quanto riguarda l’origine del piatto vorremmo davvero dirvi che è palermitana, ma in realtà se ne discute da decenni: i catanesi dicono che l’idea sia loro, ma anche i siracusani e i messinesi. La verità è che non importa chi l’abbia inventata: importa il sapore, che è buonissimo!

La pasta con il nero di seppia nel mondo

La pasta al nero di seppia è molto amata che a Venezia: ci si condiscono i bigoli, ovvero la pasta veneziana lunga. In più viene usato in Croazia, dove viene cucinato con il riso saltato in padella.

Infine, riso al nero di seppia viene servito anche in Catalogna e viene chiamato arroz negro: in questo piatto si uniscono i frutti di mare alla seppia e al suo nero, dando vita a un vero e proprio piatto povero che ha origine nell’abitudine dei pescatori di mettere insieme tutto l’invenduto del pescato per farsi da mangiare.